Lunedì 23 Ottobre 2017
   
Text Size

Natuzzi - Stipendio pieno, ma 94 operai stanno a casa

usb mise_natuzzi_2

Santeramo – Commedia all’italiana? No, ma da noi succede anche questo.

I lavoratori in fabbrica con lo stipendio decurtato per il contratto di solidarietà e 94 operai stanno comodamente a casa o con altre attività che percepiscono lo stipendio pieno.

Riassunti e pagati per non lavorare. Il tutto a fronte della maggior parte dei loro colleghi che nei turni aziendali non solo c’è, ma riceve uno stipendio decurtato dalla quota di solidarietà (il 30% in meno).

 

L’ordinanza del giudice

Da giugno scorso 94 dipendenti della Natuzzi, leader mondiale nella produzione di salotti in pelle, sono stati reintegrati con un’ordinanza del giudice del lavoro presso il Tribunale di Bari che sostanzialmente «invalida» il licenziamento dell’ottobre 2016 riferito ai collaboratori in cassa integrazione straordinaria presso lo stabilimento di Ginosa (il plesso è stato chiuso con 230 unità). Si tratta di una prima tranche di 176 dipendenti complessivi che hanno impugnato il licenziamento. I 94 reintegrati sono stati riassunti (con pagamento degli arretrati dal 2016), ma restano a casa a stipendio pieno.

L’azienda ha aperto uno stato di crisi (per 1.920 unità) con trattamento di solidarietà. In pratica: non ha i volumi per poter impiegare tutti quindi, d’intesa con le parti sociali, il ministero del Lavoro ha dato il via libera al trattamento di integrazione salariale a fronte della riduzione dell’orario giornaliero. Attualmente un dipendente Natuzzi lavora per poco più di 5 ore al giorno anziché 8 come da contratto (con riduzione di circa il 30% dello stipendio). D’altronde anche volendo inserire i 94 dipendenti (destinati a salire a 176) nel ciclo produttivo, con un ulteriore aumento della percentuale di solidarietà, bisognerebbe riaprire la procedura ministeriale creando più svantaggi che vantaggi.

 

L’accordo

L’accordo di crisi, sottoscritto dai sindacati, aveva segnato un percorso per chi era stato licenziato. Era prevista la costituzione di una nuova società, collegata alla Natuzzi, che avrebbe riassunto tutte le maestranze per riattivare lo stabilimento di Ginosa da riservare al trattamento degli imbottiti. Ma l’opzione è svanita in presenza dell’adesione all'iniziativa di soli 32 collaboratori (su complessivi 230). «Siamo preoccupati per come la situazione può evolversi — spiega Antonio Delle Noci, segretario generale della Filca Cisl di Bari — speriamo che spunti favorevoli possano emergere dal nuovo piano industriale che l’azienda presenterà all’indomani del consiglio d’amministrazione di fine ottobre. Noi vogliamo tutelare il futuro dei dipendenti della Natuzzi».

Le altre vertenze

La multinazionale del salotto, comunque, attenderà la conclusione delle vertenze in «portafoglio». Sapendo che ha già dovuto accantonare come fondo rischi 13,5 milioni. Tale somma ha impattato pesantemente sui conti: il primo semestre del 2017 si è chiuso con a perdita di 14,7 milioni nonostante una crescita del fatturato dell’1,4% (da 230,6 a 233,8 milioni). D’altronde la sommatoria di dieci anni di perdita fa riflettere: dal 2007 al 2016 il gruppo ha accumulato un «rosso» da 339 milioni. Anche per questo Natuzzi, a giugno scorso, ha comunicato di aver sospeso i nuovi investimenti previsti dal Piano Industriale (avrebbe dovuto sottoscrivere il contratto di programma per l’avvio della newco di Giosa).

 

La politica

Il 4 luglio scorso il Consiglio Regionale della Puglia ha approvato un ordine del giorno che revoca dell’accordo del 15 novembre 2016 tra la Regione Puglia e l’azienda per i nuovi investimenti. Tale impostazione è stata criticata da parte dei sindacati che chiedono alle istituzioni di tornare a discutere per il rilancio.

 

Fonte Corrire del mezzogiorno

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI