Sabato 16 Dicembre 2017
   
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Se ne è andata prematuramente Olimpia Riccio

Riccio

Si sono svolti ieri i funerali di Olimpia Riccio, insegnante della "San Giovanni Bosco" di Santeamo.  Poetessa e scrittrice, mente brillante ed arguta, per anni autrice di luminose riflessioni “Ad alta voce” sul bimestrale “la Piazza”, amatissima insegnante di educazione fisica e sostegno, amica sincera con tanti interessi…- di stelle ne ha accese tante nello sguardo dei suoi bambini e di chi la amava.

Incontrarla e parlarle, lasciarsi contagiare dalla sua allegria, dalla sua voglia di vivere, amare, cantare, riportava il sole anche nelle giornate più uggiose, vicino alla cassa di un supermercato, al telefono o davanti ad un caffè. Donna, insegnante, moglie ed amica ricercata ed amata, da tempo in lotta con quel male che solo distruggendo si distrugge, non è più tra noi. Oggi, lunedì, 2 ottobre alle 15.45 nella Chiesa di San Francesco riceverà l’ultimo saluto.

Queste le parole con cui si presenta nella pubblicazione del suo libro “Chissà se ieri pioverà”, “… un libro per andare al di là delle ipocrisie che talvolta complicano la vita di noi, gente ritenuta normale”.

Sono straniera alla normalità. Spesso vuol dire mancanza di attenzione, pregiudizio, competizione ad oltranza, bugie, volgarità, superficialità. E che significa integrazione: recuperare i “diversamente abili” - o divabili - per integrare la parte matta di noi, quella misteriosa, altrimenti rifiutata ed espulsa dalla nostra cultura? Chi siamo per integrare altri, noi già tanto//www.flickr.com/photos/91470992@N02/37191221850/in/dateposted-public/" data-flickr-embed="true" style="color:rgb(152, 10, 0)">olimpia riccio disintegrati? Libero prende a calci la madre sotto i miei occhi perché non vuole entrare in classe. Sento un leggero malessere. Penso fugacemente ai ragazzi sani che ho lasciato in palestra, alla scelta del sostegno, al contatto difficile ma intenso con la diversità. Eppure sono attratta dall’affetto senza ambiguità degli eterni puliti bambini che sono i portatori di handicap. Ricordo Antonella, Giuseppe, miei alunni del passato ormai adulti, affetti dalla sordità, dall’epilessia con i quali comunicavo prima di tutto a pelle, a sensazioni, con il tocco delle mani, con gli occhi teneri che un po’ ridevano. All’inizio c’erano stati contrasti, mi avevano messa alla prova, poi ero diventata una di loro: mi scrivevano messaggi d’amore con i cuoricini rossi e i fiori colorati, al di là delle ipocrisie, che talvolta complicano la vita di tutti noi, gente “normale”.

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