Martedì 17 Ottobre 2017
   
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Università carenti

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Da recenti sondaggi risulta che uno studente universitario su tre si iscrive fuori dalla Regione Puglia. Intanto è opportuno precisare che il numero delle matricole si assottiglia ogni anno di più,e nell’ultimo anno ha toccato meno 22 % , contro la media nazionale di circa il 16% dovuta a motivi demografici. A questo si deve aggiungere la mobilità dei ragazzi pugliesi, che preferiscono , per il 34% dei casi studiare in atenei collocati fuori regione. Sommando tutti questi fattori si raggiunge la, non certa invidiabile, riduzione di un quinto della popolazione universitaria in poco meno di dieci anni. I ragazzi non vanno fuori perché non trovano la laurea giusta, ma per ottenere quella borsa di studio che in Puglia sarebbe stato più difficile trovare. La propensione a iscriversi fuori è più accentuata per gli studi aspiranti ingegneri e medici, mentre preferiscono gli atenei pugliesi gli studenti che intendono perseguire i dottorati umanisti e scienziati. Un altro aspetto molto complicato è riuscire a fare carriera universitaria in Italia in generale, e al sud in particolare .                    

Come accade in molti altri settori di servizi, come la sanità, i trasporti, la ricerca, gli investimenti pubblici, anche nell’ambito della scuola, e in particolare nelle Universitarie, il trattamento riservato all’Italia meridionale è sempre particolarmente penalizzante. Ma le Università, le Istituzioni, i politici, i sindacati, le associazioni datoriali, gli uomini di chiesa e i cittadini tutti , lungi dal piangere come vittime sacrificali, dovremmo esaminare i veri motivi per cui questo eterno comportamento discriminatorio non cessa. Stabilite le difficoltà che, forse, sono principalmente di ordine finanziario; sarebbe opportuno promuovere un tavolo tecnico, a cui fare intervenire tutti gli attori succitati, e formulare proposte concrete per” esigere” dallo Stato lo stesso trattamento economico riservato alle Università del Centro e del Nord. Questo è, infatti, un problema molto più importante di quanto possa, in un primo momento , apparire. E’ opportuno rammentare che l’Università, come d’altronde tutti i tipi di scuola servono, oltre che ad erogare un’istruzione e una professione, a formare i futuri cittadini che costituiranno , si spera, una società migliore di quella attuale. Noi pugliesi, tra i tanti nostri difetti, ne abbiamo due giganti: La mancanza di stima nei nostri mezzi; e un’insufficienza fiducia nel proprio territorio. Sarebbe opportuno e saggio che noi ,prima di appartenere a qualsiasi formazione politica o tifare per questo o quel Presidente o Segretario di un qualsiasi partito, sviluppassimo il senso di appartenenza alla nostra terra, alle nostre tradizioni e alle nostre radici.                                                                                                                

Se osserviamo con attenzione, ci rendiamo conto che le Università pugliesi in rapporto a quanto investito,forse, non sono così scarse,poiché in campo scientifico, spesso, ottengono dei lusinghieri successi. Mancano gli interventi finanziari da parte dello Stato per offrire loro quel salto di qualità ,necessario per annoverarle tra le migliori d’Italia. Purtroppo, sembra incredibile ,ma è una legge tacita del mercato: più risorse hai, più produci e più puoi reinvestire; meno soldi disponi, più difficile diventa raggiungere risultati positivi. Negli ultimi anni, almeno per quando attiene l’Università “Aldo Moro” di Bari gli aiuti statali, invece di aumentare per permettere di realizzare quanto programmato, sono diminuiti, creando non poche difficoltà ai vari Rettori. Le conseguenze, come accennavamo prima , sono state immediate : diminuzioni di Professori, meno  progetti e meno iscritti; e una negativa immagine dell’Ateneo, forse, ben aldilà degli inevitabili demeriti.                         

Ecco perché è necessario che tutta la nostra popolazione, e in particolare coloro che ci rappresentano, prendano atto di questo stato di cose e diano il proprio contributo. Si rende necessario che i Rettori, da un lato collaborino tra di loro e  migliorino, nel limite del possibile, la qualità degli studi e della ricerca; e dall’altro pressino con sollecitudine le Istituzioni e i nostri politici più rappresentativi a  battersi affinché il Governo tratti, dal punto di vista economico, i nostri Atenei alla stessa stregua delle altre Università italiane più prestigiose . Intanto le famiglie  diano più fiducia alle nostre Università, permettendo ai loro figlioli di studiare  in Puglia. Cerchiamo di capire tutti quanti, almeno per una volta, che gli artefici del nostro destino, possiamo essere noi affidandoci alla scuola,che  è maestra di vita. Dobbiamo ,però, migliorarla e adeguarla alle esigenze moderne di specifiche professioni , ormai indispensabili per lo  sviluppo e il progresso del nostro territorio.

 

 

Commenti  

 
#1 Prof Aristogitone 2016-06-16 06:00
La scuola è maestra di vita. Nel suo caso, sig. Labarile, non è stata neanche maestra di istruzione visto che il contenuto è copiato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, ma è scritto molto, ma molto peggio.
 

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