Sabato 16 Dicembre 2017
   
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Ad un anno dalla scomparsa di Iolanda Lovecchio

iolanda lovecchio 

 

Tutto mi sarei aspettato di scrivere in questi (pochi) anni di cronista a tempo perso. Ho raccontato consigli comunali estenuanti, logorroici come i protagonisti degli stessi. Ho scritto di eventi, belli e brutti, di episodi di cronaca. Mai e poi mai avrei immaginato di dover scrivere di Iolanda Lovecchio. O meglio, mi sarebbe piaciuto raccontare un suo successo politico, una sua elezione a consigliere comunale. L’ho fatto, quando Iolanda diventò segretario cittadino dei Giovani Democratici. Qualsiasi cosa. E mai avrei pensato che scrivere, a distanza di un anno, della sua tragica scomparsa potesse fare ancora così male.

Di quel nefasto giorno ho ricordi nitidi che rimarranno impressi per sempre. La notizia dell’incidente e della morte mi sconvolsero l’intera giornata. Ho dovuto rileggere più volte quelle poche righe che fui in grado di scrivere per avere la certezza che quello che avevo scritto fosse drammaticamente vero.  La conferma arrivò dai numerosissimi commenti e post su Facebook che si erano via via accumulati sulla pagina di Iolanda. Era vero. Era successo. Era successo proprio a lei.

Sempre quella cazzo di strada. Alcuni anni prima, su quella strada, poco più avanti, per un incidente stradale persi un mio parente. Ma quanti ne devono morire ancora per avere finalmente una strada che possa definirsi tale? Il tributo di sangue versato su quell’asfalto è enorme. Non bastava. Ad accrescere quel macabro numero c’è anche Iolanda con la sua giovane vita di donna e moglie.

Un anno è un secolo. Trecentosessantacinque croci. Così cantavano i Litfiba nel loro brano “Prima Guardia”. Per chi l’ha conosciuta, il tempo si è fermato ai giorni immediatamente precedenti la sua scomparsa. Iolanda era la tipica persona che non avrebbe mai detto di no a chiunque le avesse chiesto un aiuto, una parola di conforto.

Il nostro incontro risale ad alcuni anni fa, durante una delle tante campagne elettorali. Lei, giovane esponente del PD, si era dedicata anima e corpo alla causa. Di lì in poi non sono mancate le occasioni per incontrarsi, come i consigli comunali, dove si faceva davvero salotto.

Con il tempo, abbiamo scoperto passioni in comune, come l’amore per i libri di Giorgio Faletti e ci divertivamo, quando ci si incontrava, a citarne alcuni versi. Mi viene da sorridere a ricordarlo. Così come mi divertiva ricordarle le sconfitte della sua amata Inter, altra sua passione sfrenata. Ci pensò lo Special One Mourinho a darle nuovamente gloria.

E mi viene da sorridere a ricordarla raggiante nel suo abito da sposa il giorno del suo matrimonio, accanto a Giuseppe. Entrambi bellissimi e irradiati dal sorriso di Iolanda.

Te ne sei andata prima del tempo. Questi non sono scherzi da fare. Da persona spiritosa e gioviale quale eri, avresti dovuto saperlo. Voglio ricordarti com’eri. Voglio pensare che ancora ci ascolti e come allora sorridi. Non è mia questa frase. È di Francesco Guccini e della sua “Canzone per un’amica”. Ancora una volta abbraccio i genitori Rocco e Giovanna e le sorelle Maria e Arianna e Giuseppe. 

Da lassù, ogni tanto guardaci e consigliaci. Ti chiedo solo una cosa. Porta i miei saluti al nostro caro Giorgio Faletti. Anche lui, spiritoso come te, ha fatto lo scherzo di andarsene prima di quanto dovesse. Mandaci una cartolina con una ridente foto di te. Ciao Iolanda!

 

Commenti  

 
#1 Maria Lovecchio 2015-12-18 19:28
Grazie di questo splendido pensiero...
 

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