Domenica 17 Dicembre 2017
   
Text Size

Distorsione del linguaggio

fabrizio labarile 

 

L’unico risultato eclatante che tutti i nostri presidenti del Consiglio degli ultimi venti anni hanno conseguito è stata e continua ad essere una comunicazione tanto effimera, quanto deviante. Non sono importanti i risultati che si raggiungono, ma il modo di annunciarli con mendace logorrea. Anche gli eufemismi hanno subito l’attacco di questo nuovo modo di voler “convincere” i cittadini, poiché loro non sono citati ma sopraffatti. Per meglio spiegare il concetto, è opportuno menzionare precise situazioni. Il vocabolo “Riforme” che nell’ultimo anno ha raggiunto sicuramente il Guiness della citazione, dovrebbe significare  per le persone una maggiore indipendenza e, possibilmente, un vantaggio socio-economico rilevante. In realtà una volta che una qualsiasi legge è approvata per sveltire e rendere meno angusto il rapporto  cittadino-istituzione, e dopo una miriade di correzioni e compromessi per accontentare le varie proposte dei singoli parlamentari, spesso il provvedimento diventa vuoto, viene comunque annunciata istrionicamente come riforma.                                                                          

Qualsiasi Governo nel momento del suo insediamento annuncia riforme per una riduzione  dei tributi; nel concreto essi diventano sempre più onerosi e richiedono più giorni di lavoro per lo Stato e non per noi stessi. Quest’amara realtà serve soltanto a rendere sempre più poveri e sfiduciati cittadini rispettosi della legge.                   Gli esempi sono tanti, ma tutti con il medesimo comune denominatore: un attentato palese alla libertà dei cittadini e un’accozzaglia di regole burocratiche ingarbugliate che, spesso, non capisce neppure chi le ha scritte. La fittizia eliminazione delle provincie, in teoria, avrebbe portato  un risparmio di diversi miliardi per le casse dello Stato. In pratica si è ridotto alla pura spartizione delle cariche assessorili e del Presidente nominati dalle segreterie dei  partiti più rappresentativi. Ancora più deprimente (naturalmente per la democrazia) è la creazione delle città Metropolitane. Questa nuova istituzione prevede la presidenza al Sindaco della città in questione, che decide in proporzione alle forze politiche rappresentate l’assegnazione delle diverse cariche, cercando di accontentare tutte le forze politiche e i singoli territori. Tutto il personale è rimasto al proprio posto e, molto probabilmente, le spese che in base al progetto iniziale avrebbero dovuto diminuire, sono lievitate. La vera differenza è che il potere di partiti ad personam hanno sostituito la libertà di scelta dei cittadini. Stessa sorte sta per accadere al Senato della Repubblica. Saranno ridotti gli eletti dal popolo a vantaggio dei nominati, in primis, i Presidenti delle Regioni. Quando la legge entrerà in vigore ,forse e apparentemente, avremo qualche risparmio economico, ma pagheremo un pedaggio elevato con la riduzione della democrazia e libertà.                                                     

L’ultima “Perla” concerne la scuola. Il governo sta facendo passare come RIFORMA l’assunzione a tempo indeterminato di decina di migliaia di Docenti che, per numerosi anni, hanno lavorato con contratti precari. Si vuole far credere che un diritto già acquisito, che non è altro che un Atto di Giustizia per tanti anni negati, lo si concede facendolo apparire come un provvedimento rivoluzionario. La somma di questi atteggiamenti despota sta facendo scuola e sta invadendo molti settori della Pubblica Amministrazione. L’esempio più clamoroso è quello dei Comuni, che hanno introdotto il nuovo tributo della Tasi, promettendo servizi di qualità ed estesi a tutti i cittadini. Questo nuovo balzello, meglio conosciuto come tassa per servizi indivisibili, doveva servire per offrire ai cittadini dei reali servizi. Fino ad oggi essi sono stati invisibili. Tutte le Amministrazioni Comunali hanno pubblicizzato questa innovazione, prospettando i vantaggi di grande democrazia: i cittadini pagano in proporzione alla quantità e alla qualità dei servizi desiderati. Per ora quest’ alterazione linguistica, spacciata come la tassa di un pagamento per ricevere un acquisto, ha dato risultati veramente mediocri. In pratica si è perpetrato un attentato alle tasche degli Italiani, con conseguente caduta verticale  dei consumi e un’impennata della disoccupazione e della povertà.                                                                             

Sarebbe auspicabile che i nostri politici e i numerosi burocrati scendessero dal loro piedistallo e si calassero nella vita reale della gente e si rendessero conto che il loro ruolo esige un comportamento che metta al centro la soluzione dei problemi e non l’annuncio dei proclami. Ci auguriamo che le Istituzioni si rendano conto che una ripresa della nostra economia arriverà soltanto quando sarà riconosciuta la capacità e la professionalità di tutti coloro che producono ricchezza. Ma se le categorie produttive, oltre che i cittadini, vengono perennemente “spennati” dalle elevate tasse che servono a mantenere  i numerosi apparati Istituzionali, quando mai ci sarà la tanto sospirata, annunciata ripresa?  Se chi è capace d’investire per creare occupazione e ricchezza non è messo in condizioni di farlo, quando mai ci sarà il tanto atteso cambio passo per la nostra economia?

 

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI